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Twitter: c’erano una volta le API

Twitter API

Eccoci alla seconda puntata della miniserie di Camu. Se la prima puntata era dedicata agli Hook di WordPress, oggi si parlerà delle API di Twitter e nella prossima metteremo tutto insieme.

Oggi, quando nel gergo informatico si parla di API, non ci si riferisce a quei simpatici insetti che producono il miele e ci consentono di assaporare frutta e verdura ogni giorno.

Le interfacce per la programmazione di applicazioni (mai nome fu più ostico, secondo me) sono invece la trasposizione software di quello che nella vita reale chiamiamo prese e spinotti: un’azienda produce il lettore mp3, un’altra la cuffia, e poi si mettono d’accordo su come connettere i due pezzi e quale “linguaggio” devono parlare per far bene il loro lavoro.

Le API di un’applicazione web non sono altro che un elenco di regole per comunicare ed interfacciarsi con essa. In genere la richiesta è sotto forma di indirizzo web, e la risposta è codificata in XML.

Prendiamo il caso di Twitter: come ogni buon servizio che si rispetti, rende disponibili una serie di API per interagire con il sistema. Vuoi sapere quanti “seguaci” hai raggranellato fino ad oggi? C’è un comando per farlo. Vuoi leggere gli ultimi cinguettii di un utente? C’è un comando anche per questo. Vuoi cinguettare dal tuo blog, senza passare per l’apposita pagina di Twitter? Pure questo è possibile.

Consultando il manuale, ad esempio si scopre che per sapere quanti seguaci ha l’utente “Ghido” basterà digitare la seguente URL:

http://twitter.com/statuses/followers.xml?screen_name=Ghido

Il sistema ti risponderà non con una normale pagina web, ma con una sequenza di strani codici XML, in cui è contenuta l’informazione richiesta. Usando il tuo linguaggio di programmazione preferito, non ti rimane che estrarla e poi farne quello che credi.

PHP offre, a questo scopo, una serie di funzioni per fare una richiesta, manipolare un messaggio XML e formattare opportunamente il risultato. Va detto che, per alcune operazioni, Twitter impone l’autenticazione dell’utente (ad esempio per postare un nuovo messaggio).

PHP, grazie all’estensione cURL, è in grado di gestire anche questo aspetto, ma ne parleremo nella prossima puntata, quando vedremo come mettere insieme i vari pezzi, usando la “colla” PHP, appunto.

Per riassumere, abbiamo imparato oggi cosa siano le API. Probabilmente la maggior parte degli smaliziati lettori di questo blog già sapeva di cosa si trattasse, ma un ripasso non fa mai male.

D’altro canto Twitter non è certo l’unico servizio in rete ad offrire questa modalità d’interazione. Peccato che siano pochi quelli “made in Italy”: non ce l’ha BlogBabel, non ce l’ha Blog Italia, ed a quanto mi risulta neppure Liquida. Dall’altra parte dell’oceano, invece, Paypal ha annunciato proprio in questi giorni che presto le metterà a disposizione degli sviluppatori: l’unico limite nel creare nuovi servizi rimane soltanto la fantasia.

La miniserie continua:


Autore: Camu di DueChiacchiere

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