
Qualche settimana fa mi ha contattato il giornalista Domenico Aliperto per farmi un paio di domande su Facebook e sulla mia attività.
Da un’intervista telefonica di oltre mezz’ora ne è uscito un interessante articolo, pubblicato sul mensile Business People di questo mese.
“Sono su Facebook (e ci guadagno)”, questo il titolo dell’articolo dove accenno a come guadagnare con Facebook, grazie alle Applicazioni. Oltre a me, intervistati anche Luca Conti e Giuliano Noci.
Ma vediamo l’articolo.
Questa è la breve parte dedicata a me:
Professione creatore di App
Bisogna essere necessariamente dei programmatori professionisti per sfondare nel web 2.0? «Ci sono tanti livelli di applicazione Facebook», spiega Daniele Ghidoli, studente di Informatica all’università Bicocca di Milano e fondatore di Bigthink, agenzia specializzata nella creazione di software per la community più famosa del mondo. «Esistono dei template, programmi già pronti, che permettono un’autocomposizione guidata dell’applicazione con parametri standard. Pensate ai test on line, che si sono diffusi a macchia d’olio nella prima era di Facebook». Se il programma ha successo e diventa virale, ecco che attraverso i pop-up pubblicitari crea ricavi per il suo creatore. E il bello è che anche i template sono gratuiti, perché inseriscono nelle applicazioni create dagli utenti dei banner propri, che compaiono nel momento stesso in cui l’app viene utilizzata. Un gioco di scatole cinesi invisibile all’utente.
La remunerazione di solito avviene con pagamenti scaglionati (definiti payout) per soglie. «I modelli di business sono vari», continua Ghidoli. «Ci sono banner tradizionali, come quelli che si trovano sui siti, o strumenti più personalizzati, che imitano la grafica di Facebook, cercando di nascondersi e integrarsi meglio nell’interfaccia. Oppure si possono vendere servizi o beni virtuali che riguardano l’applicazione con una valuta virtuale, scambiando soldi veri con crediti che valgono solo sul social network».
Ma il punto è sempre quello: le persone sono davvero disposte a pagare per avere più pesci nel proprio acquario digitale? «Diciamo che in Italia la gente che gioca è abbastanza tirchia», dice senza mezzi termini Ghidoli. «Meglio puntare su una grande quantità di giocatori, così anche se c’è solo una piccola percentuale di utenti che pagano il business è profittevole». Lui però fa affari in un altro modo ancora: crea e vende le licenze d’uso di applicazioni che sviluppa personalmente o con i suoi collaboratori. «Di solito concordo un preventivo con i miei clienti, piccole-medie imprese, liberi professionisti e siti di e-commerce. In altri casi facciamo pagare una base di prezzo, e poi la remunerazione aumenta in base alle prestazioni dell’applicazione».
Se sei interessato all’articolo completo, mi hanno gentilmente fornito il PDF che puoi scaricare qui:
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Ancora un grazie a Domenico per l’opportunità e la visibilità che mi ha dato.




Potevi parlare anche di quell’altro modo di far soldi su fb…
Ehe…
Complimenti Daniele!!!
Mitico come sempre
Grazie Simone!