
Un paio di mesi fa è nata una lunga ed interessante discussione nei commenti di un mio articolo sul CPC AdSense, che ha visto protagonista Francesco Tinti, il quale ha spiegato in modo chiaro quali fossero, secondo lui, gli elementi che influenzano il CPC AdSense.
Mi dispiaceva che un intervento così autorevole e dettagliato si perdesse nei commenti del blog, così ho deciso di estrapolarlo e di creare un articolo apposito.
Sono sicuro che Francesco non ne avrà a male se mi sono permesso di rielaborare i suoi testi. Buona lettura!
Premessa doverosa: non mi interessa monetizzare con AdSense. Mi interesso ad AdSense perché è l’altra faccia di parte del mio lavoro, cioè Google Adwords.
E’ da un pò di tempo che parlo con amici e colleghi di una cosa semplice da comprendere e “logica” se pensiamo in termini di AdWords e non di AdSense.
In AdWords il CPC sostenuto da un inserzionista è calcolato in tempo reale dal sistema di Google in base a una serie di parametri che possiamo banalmente ridurre a due:
- Quanto l’inserzionista è disposto a investire (CPC max).
- Il quality score.
Dallo scorso ottobre — se ricordo bene le date — il quality score è calcolato in tempo reale. Ciò vuol dire che Google, per ogni query digitata dall’utente, è in grado di dire quanto un annuncio deve essere pagato in quel momento specifico.
Ora mi chiedo: non è più semplice, anziché andare a fare medie e calcoli (che potrebbero lasciare il tempo che trovano), ipotizzare che Google anche per AdSense adotti lo stesso concetto?
In base ad altri parametri senza dubbio, ma Google sicuramente ha a mio avviso un algoritmo per calcolare in tempo reale — cioè nel momento esatto in cui l’utente clicca l’annuncio AdSense — e in modo non predeterminato, quanto è il CPC sostenuto dall’inserzionista e quanto dare in revenue al publisher.
Quali sono gli elementi che potrebbero determinare il CPC?
- Il fatto di avere una pagina con ottimi contenuti.
- Una URL indicativa.
- Parlare della cosa giusta nella pagina giusta.
- Possibilmente tenere distinte nicchie diverse, in account AdSense diversi (non sempre è possibile).
In quest’ottica a mio avviso, potrebbero diventare interessanti anche altri elementi, quali ad esempio:
- Se l’utente che clicca in un ads arriva sulla pagina specifica da una ricerca fatta sul motore, oppure dopo aver fatto un percorso di navigazione all’interno del sito.
- Dopo quanto tempo che l’utente è sulla pagina fa click sull’ad.
Seguendo questo ragionamento cade anche la fatidica domanda: “Quanto è la percentuale del CPC che Google assegna a un publisher?” perché possono esserci oscillazioni tra i click anche notevoli (e qualcosina tra il mio account e quello di altri ho riscontrato).
Quanto è importante la provenienza dell’utente ed il Bounce Rate?
Riguardo alla provenienza mi chiedo questo:
- sto cercando su Google una certa cosa,
- clicco su un risultato e finisco in una pagina di un tuo sito,
- subito dopo clicco un ad AdSense di quella pagina.
Concordi con me che c’è qualcosa — secondo me — che non quadra? Perché, se ci pensi bene, Google vuole soddisfare la richiesta dell’utente nel modo più esaustivo possibile e nel minor tempo possibile. E’ vero che Google “guadagna” dal click, ma è pur vero che il risultato fornito in SERP all’utente non gli è stato utile!
Detto in termini più terra-terra: immagina la classica struttura dei siti MfA che a volte generano Bounce Rate molto, molto elevati. Ora, se tu fossi Google (a parte il fatto che hai guadagno nel click dell’utente), ti sembra utile quella pagina dove l’utente entra e 2 secondi dopo esce, cliccando su un ad?
Quindi:
- Perché se un principio è tanto evidente da una parte (SERP), dobbiamo per forza pensare che non possa essere applicato ad AdSense?
- Non dimentichiamo che Google ha una fonte dati come Analytics, installato oggi sull’84% dei siti mondiali, che c’è l’opzione di condivisione statistiche e che Google Analytics ti mostra anche gli andamenti del tuo sito rispetto a quelli dei siti del tuo stesso settore.
Mi sembra un dato troppo evidente per poterlo trascurare o per continuare a pensare: “Ma Analytics e AdSense sono due cose separate, pertanto Google le considera a compartimenti stagno”.
Aggiungo al riguardo che l’influenza SERP/AdSense secondo me è anche ad altro livello. E cioè a livello di penalizzazioni in SERP per verifiche da quality rater scattate per segnalazioni di attività più o meno anomala nell’account correlato AdSense (altrimenti come ti spieghi che un network di diversi siti viene penalizzato interamente lo stesso giorno alla stessa ora e l’elemento in comune è solo l’account AdSense?).
Altri fattori rilevanti
Come già detto, credo anche che per AdSense valgano dei principi più o meno analoghi a quelli del quality score di AdWords, cioè una struttura a più livelli che concorra a determinare il CPC finale in tempo reale in base a tanti parametri.
Quali che siano tutti questi parametri non credo sia facile individuarli (Google analizza circa 200 fattori diversi con i suoi spider). Per farla breve ecco una possibile lista parziale:
Fattori per ogni pagina:
- La disposizione degli ads nella pagina.
- Il numero di ads per pagina.
- La rilevanza tra contenuto e keyword della pagina e ads.
Fattori per dominio:
- Il nome a dominio.
- I temi e settori trattati.
- L’anzianità?
- L’affidabilità?
Fattori medie calcolate:
- Media dei CPC degli anni/mesi/settimane precedenti.
- Media delle conversioni eseguite sul sito di destinazione (se impostate).
- Media del valore del CPC per pagina, per gruppo di ad.
- Media del CPC complessivo di ogni pagina.
Fattori utente
- Preferenze dell’utente.
- Fidelizzazione dell’utente rispetto al sito.
- Voti (vedi sotto)
Altri fattori? Certamente, la caccia è aperta.
Altre due cose da non dimenticare più recenti che possono influire anche nel rendimento degli annunci AdSense sono:
- Il behavioural targeting con cui Google mostra ads specifici in funzione delle preferenze dell’utente.
- La possibilità di preferire alcuni annunci AdSense rispetto ad altri cliccando sulla stellina che appare vicino al title. Un elemento simile al “mi piace” delle inserzioni Facebook Ads.
Ancora un grazie a Francesco Tinti per i suoi eloquenti commenti!




Su un punto non mi trovo in pieno accordo (oppure può essere che ho capito male io). Provo a spiegarmi.
Supponiamo che un utente arrivi dalle serp a una pagina del mio blog e dopo un pò clicchi su un annuncio. Mi pare di capire che in questo caso ci sia qualcosa di “negativo”.
Vi spiego il perchè dei miei dubbi.
Se un utente arriva ad una pagina tramite serp, significa che essa è ben posizionata, dunque TEORICAMENTE dovrebbe avere un buon contenuto. Detto questo, se un utente anzichè leggersi tutto il post, va sull’annuncio dopo pochi secondi, non potrebbe stare a significare che magari quell’annuncio gli interessa veramente tanto? (e dunque dovrebbe godere di un CPC maggiore dato che è stato schivato un post TEORICAMENTE pertinente o interessante per cliccare sull’adv).
Non so se mi son spiegato bene, comunque la mia è solo una considerazione, dato che non sono un esperto in materia, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Comunque complimenti per il post, l’ho trovato davvero interessante, complimenti a Francesco
Un piccolo accenno ai canali. La loro implementazione può certamente aiutare a specificare nicchie diverse all’interno dello steso account.
Ciao Daniele
intanto ti ringrazio per avermi “tirato fuori” dai commenti e “articolato” in modo diverso
Fa sicuramente piacere.
Concordo anche con Andrea, l’account è un fattore importante. Ma se è come mi immagino inizia a diventare determinante dopo un pò di tempo, non subito.
Ho giusto riordinato qua e là, ma ho cercato di mantenere intatto il discorso.
Avevo pensato di intervistarti in proposito, ma a che pro, quando le risposte erano già tutte nei commenti?
Aggiungerei il Fattore Account…
Ciao Ghido!
Francesco è sempre un grande in questo campo.
Lavorando con i “grandi” del settore…non possiamo che imparare.
Un saluto a Francesco e Ghido.
A presto!